MATERIALI NATURALI: IL TADELAKT

 

Sono passati mesi ed eccomi qui di nuovo a scrivere (purtroppo o per fortuna gli impegni di lavoro mi hanno lasciato poco tempo libero) e mi piacerebbe iniziare a parlare un po’ dei materiali naturali che possono essere utilizzati per la finiture degli interni.

Inizierei da un materiale che mi ha sempre incuriosito ed affascinato e che, qualche anno fa, ho sperimentato in cantiere come posatrice nel corso di due workshop con il maestro Danilo Dianti (e con la rete solare per l’autocostruzione): il Tadelakt marocchino.

Il Tadelakt è una tecnica tradizionale marocchina per la realizzazione di intonaci impermeabili (quello originale si ottiene solo dalla calce prodotta in maniera artigianale nelle vecchie fornaci di Marrakech!); usata per proteggere cisterne, poi per decorare hammam e fontane, si può ricorrere a questa antica tecnica per rivestire superfici orizzontali e verticali del bagno, per realizzare vasche, piatti doccia e lavandini ma anche per rifinire oggetti ed elementi di arredo.

Il designer finlandese Tuomas Markunpoika, ad esempio, nella sua interessante collezione di arredi “Contra naturam” utilizza il Tadelakt come finitura di una struttura in polistirolo e cera d’api (vedi articolo di

Il materiale primario è un particolare tipo di calce debolmente idraulica, prodotto dalla cottura del calcare marnoso estratto, nei dintorni di Marrakech, all’interno di forni tradizionali scavati nel terreno ed alimentati con legna di ulivo e palma; la calce così prodotta viene spenta a mano con quantitativi modesti di acqua.

Pigmenti
Foto 1 – I pigmenti (ossido verde e blu cobalto)

Il colore naturale del Tadelakt è quello delle pietre calcaree marocchine che originariamente hanno una colorazione marrone chiaro ma che con la cottura acquistano un elegante tono beige.

Il Tadelakt marocchino era tradizionalmente rosso poiché utilizzava pigmenti disponibili nell’area di Marrakech.

Per ottenere diverse colorazioni del Tadelakt è necessario ricorrere a pigmenti stabili all’ambiente alcalino della calce; ossidi o terre naturali mantengono nel tempo bellezza e stabilità cromatica e permettono di ottenere una vasta gamma di colori.

Scegliendo le giuste colorazioni ed all’interno di un progetto accurato di base, la sua superficie “morbida” e levigata credo possa facilmente trovare posto nella realizzazione di interni contemporanei…a patto però di avere una certa dose di pazienza.

Il processo di realizzazione di un rivestimento in Tadelakt necessita, infatti, di tempi più lunghi di un normale rivestimento ed ha bisogno di alcune piccole attenzioni per la manutenzione.

Bagno_Tadelakt_naturale
Foto 2 – Realizzazione di un bagno in Tadelakt naturale – Cisterna di Latina, corso tenuto dal maestro Danilo Dianti e l’architetto Daniela Re

La lavorazione richiede, dopo la posa, diverse fasi di lisciatura manuale con pietre di fiume a grana differente (procedendo con precisi movimenti rotatori) e strumenti specifici allo scopo di lisciare e saturare ogni piccolo foro della superficie, ed una successiva ed altrettanto laboriosa applicazione del sapone nero a base di olio di oliva (4 fasi consigliate!).

Nel caso di superfici esposte al contatto con l’acqua, a  distanza di un mese (per non interferire con il processo chimico di carbonatazione che rende solidi gli intonaci a calce), si potrà applicare la cera in strati sottili; la cera, lucidata alla fine con panno di lana, renderà più brillanti le superfici.

Fasi_lavorazione
Foto 3 – Stesura del primo strato e lisciatura a pietra  – Roma, corso Tadelakt del maestro Danilo Dianti

Le superfici trattate a cera, se utilizzate intensamente, dovranno essere trattate nuovamente ogni 1-2 anni e pulite con prodotti non aggressivi.

L’attesa sarà abbastanza lunga e la cura necessaria, ma sarete ripagati da un risultato unico e di grande impatto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

VIAGGI E PROGETTI

Settembre è arrivato e si torna al lavoro. Ho passato delle vacanze brevi ma intense, ricche di mille stimoli diversi; luoghi fino ad ora sconosciuti ed incontri inaspettati con persone meravigliose hanno riempito di bellezza e stupore i miei occhi.

Tornata a Roma trovo, a sorpresa, la pubblicazione sulla carta stampata di un articolo (sulla ristruttrazione degli appartamenti) che avevo inviato per la rivista di Remax Urbest e Domine tempo fa.

Bella sorpresa. Sorpresa ancor più bella rileggere il testo e quell’ultima frase evidenziata: “la ristrutturazione di una casa è come un viaggio e succede che nei viaggi si possano avere contrasti e divergenze di opinioni, ma anche perfetta armonia tra persone sconosciute; ogni viaggio, per quanto faticoso, una volta arrivati alla meta, ti lascia sempre qualcosa di nuovo dentro”.

Ho scoperto di essere una viaggiatrice.

 

PIANTE DA INTERNO

Come trasformare un pollice normale in un pollice verde

Non so a voi, ma a me piacerebbe trasformare l’interno della mia casa in un’oasi verde nella quale rilassarmi una volta rientrata dalla vita delirante di tutti i giorni; purtroppo, nonostante stia facendo esperimenti con un “orto sinergico” nel giardino dello studio (ma questa è un’altra storia) ed abbia delle discrete conoscenze sulle piante da giardino, non ho esattamente il pollice verde.

Facendo un giro sui profili di instagram dedicati all’arredamento e su tutte le riviste di settore cartacee e non, splendidi filodendri e meravigliosi ficus spuntano in ogni angolo della casa. Non sarà così complicato, quindi.

Certo il giardino è un ambiente decisamente più adatto per far crescere la vegetazione, ma, scegliendo le piante adatte e collocandole nel punto giusto della casa (n.b. ogni pianta ha esigenze diverse), credo si possano avere grandi soddisfazioni (reciproche!).

4Oggi sono stata a fare un po’ di foto da Ornus (piccolo spazio dedicato alla progettazione e cura del verde domestico al centro di Roma), ed ho approfittato per fare qualche domanda al titolare Daniele, archeologo e botanico esperto di piante da appartamento e da giardino, per togliermi qualche curiosità.

Ciao Daniele, a parte la Zamia e il Pothos che crescono rigogliosi nel mio studio, quali piante da interno consiglieresti a chi, come me, non ha il pollice verde?

(ride) Ciao. Tutti i pollici possono diventare verdi, basta ascoltare i bisogni delle piante.

In generale le piante del genere Ficus sono molto resistenti; nei loro paesi d’origine, è possibile vederli crescere ovunque: nelle foreste, sui muri antichi, in pieno sole; il Ficus maclellandii, ad esempio, (come puoi vedere qui nell’ufficio) difficilmente perde le foglie anche quando è sotto stress.

Un’altra pianta molto resistente è la Schefflera arboricola, pianta abituata a sopportare condizioni di sole forte o di ombra fitta; la shefflera in natura, infatti, cresce sia sugli alberi (per questo si chiama arboricola), sia sotto la foresta. Dipende dove gli uccelli, che hanno mangiato i suoi semi, decidono di lasciare i loro bisogni.

Infine anche le sanseverie sono piante robuste, ma vogliono condizioni di forte luminosità. Sono abituate, infatti, a crescere nella Savana ed a resistere agli animali assetati che vogliono nutrirsi della loro polpa succulenta.

e per un angolo senza troppa luce?

Dove c’è poca luce cresceranno sicuramente bene le piante che in natura vivono nel sottobosco delle foreste; piante come la Dieffenbachia, lAspidistra, lo Spathyphillum, il Pothos o la Monstera non hanno grandi problemi in condizioni di scarsa luminosità ma ho avuto soddisfazione anche con gli Aeschynanthus.

2Guarda invece questo Philodendron pedatum, inizialmente lo lasciai qui appoggiato in un vaso minuscolo sopra un cartone; lui è cresciuto altissimo, senza che io me lo aspettassi. A volte le piante hanno capacità di adattamento straordinarie.

Il mio consiglio è di leggere, e ancora leggere, le caratteristiche ambientali e climatiche dei loro areali di origine e poi regolarsi di conseguenza.

Ho avuto una cliente che si domandava come mai il suo fico d’india non crescesse nel suo patio fresco e ombreggiato. Beh capisci che se una pianta è originaria delle aree desertiche del Messico, probabilmente vorrà anche tanta luce.

Un consiglio per piante da collocare in bagno ed in ambienti umidi in generale?

In casa io amo vedere fiorite le orchidee. Le orchidee amano l’umidità e sono quindi perfette per il bagno e la cucina. Quasi tutte le piante da ombra tropicali, usualmente coltivate, amano l’umidità. Se l’ambiente è particolarmente umido sarà una delizia vedere splendere i colori delle Calathea.

Le erbe aromatiche a portata di mano in cucina sono belle e comode; come faccio a farle crescere sane?

basilicoLe erbe aromatiche sono piante che di solito amano la luce. Il loro contenuto di oli essenziali è una caratteristica che serve come protezione contro il caldo, gli incendi e gli insetti. Oggi si possono trovare facilmente luci artificiali che riproducono la temperatura colore del sole e quindi adatte alla fontosintesi, anche su Amazon, e danno ottimi risultati!

Ho regalato dei piccoli cactus ai miei nipotini pensando che fossero semplici da curare, ma a distanza di poche settimane credo che abbiano fatto una brutta fine? (sigh!) è veramente così semplice prendersi cura dei cactus?

Le piante grasse in generale non sono adatte a vivere in casa. Temono l’umidità e l’aria stantia. Certo ci sono anche cactus più adatti all’ombra e che vivono le foreste tropicali secche (ma sono rari e di difficile coltivazione). Meglio provare con le piante del genere Sedum, sono piante succulente a abbastanza facili da tenere.

Che ne pensi delle piante che purificano l’aria degli ambienti interni? Quali consiglieresti?

Penso che per filtrare l’inquinamento dell’aria siano necessarie molte piante e che bisognerebbe avere molto spazio, una singola pianta non riesce a fare molto. Forse è contro l’inquinamento psicologico che genera la vita moderna che una pianta può riuscire a fare molto; non è forse per questo che mettiamo piante in casa?

 

Foto in copertina:

  • Foto 1: la mia Zamia
  • Foto2: i miei cactus (che dovrò spostare all’aperto!)
  • Foto3: una Monstera in un vano scala del quartiere S.Lorenzo a Roma

Ornus è nella sezione PROGETTI

PRIMO ARTICOLO DEL BLOG

 

Ecco! Finalmente sta, pian piano, venendo alla luce il sito. Erano anni che – a ragione – mi sentivo fare la stessa domanda: <ma il sito?> Basta. Non posso continuare a procrastinare.

E quali immagini carico sul sito?

Il mio problema fondamentale è che, per quando faccia innumerevoli foto durante le varie fasi di cantiere, tralascio sempre di fare (o far fare) le foto a lavori finiti.

Sarà, probabilmente, per una sorta di riguardo verso il committente (si chiamano anche seghe mentali) o forse per un mio problema con le separazioni. O entrambi.

Quindi, telefono alla mano, sto richiamando alcuni dei miei clienti per provare a realizzare qualche scatto.

Foto dei lavori a parte, mi piacerebbe unire al sito un blog, nel quale parlare di argomenti attinenti a quello di cui mi occupo.

A presto!

_archi.la_

(ah sì! devo anche cambiare il dominio)